I presunti privilegi degli insegnanti italiani

febbraio 12, 2013 § Lascia un commento

 pino patroncini

éPer motivare retribuzioni basse degli insegnanti, spesso si dice che gli organici in Italia sarebbero troppo consistenti rispetto al numero di alunni. Questo, determinando un volume di spesa più alto impedirebbe operazioni salariali significative sul singolo insegnante. Inoltre, giustificherebbe, con una minor intensità di lavoro, uno stipendio più basso l’orario di lavoro dei docenti che si presume ridotto rispetto a quello di altri paesi europei. Vediamo allora se è vero che le cose stanno così. Stipendi ed organici europei a confronto

La discussione sugli orari di lezione in Europa di cui abbiamo dato conto nella precedente “Erba del vicino”, ha portato con sé la curiosità anche su altri aspetti, connessi, del rapporto di lavoro degli insegnanti europei. Non è un mistero infatti che da un lato si cerca di giustificare i bassi stipendi degli insegnanti italiani con un orario più basso dei loro colleghi europei (cosa che, come abbiamo visto, mediamente non è vera), dall’altro si cerca di allettarli con la possibilità che un orario più alto possa comportare uno stipendio più alto (ciò però è più nella pratica delle 6 ore aggiuntive finora funzionante su base volontaria, che nella disposizione poi ritirata, la quale anzi, tra le altre cose, cercava probabilmente di risparmiare anche quella spesa). Allo stesso modo si introduce spesso nel discorso un’altra variante: quella degli organici, che in Italia sarebbero troppo consistenti e quindi da un lato, insieme al presunto basso orario, giustificherebbero con una minor intensità di lavoro uno stipendio più basso, dall’altro con un volume di spesa più alto impedirebbero operazioni salariali significative sul singolo insegnante.

Gli stipendi in Europa

Nella tabella seguente (Fonte Eurydice 2010) sono riportati gli stipendi europei annui: i minimi e i massimi e il tempo di percorrenza in anni per raggiungere il massimo. Sono riportati solo quelli dell’Europa occidentale, in quanto quelli dell’Europa orientale, praticamente tutti a una cifra non possono fare testo.

Nazione Primaria Secondaria inferiore Secondaria superiore Percorrenza
Belgio 27.000-48.000 27.000-48.000 34.000-60.000 25-27 anni
Danimarca 40.000-48.000 40.000-48.000 43.000-52.000 12-7
Germania 38.000-51.000 42.000-58.000 45.000-64.000  
Irlanda 32.000-59.000 33.000-59.000 33.000-59.000  
Grecia 12.000-20.000 12.000-20.000 12.000-20.000 33
Spagna 29.000-41.000 33.000-49.000 33.000-49.000 40-38
Francia 22.000-45.000 25.000-47.000 25.000-47.000 20-30
Italia 23.000-34.000 25.000-37.000 25.000-39.000 35
Lussemburgo 64.000-113.000 72.000-126.000 72.000-126.000 25
Paesi Bassi 32.000-50.000 34.000-61.000 34.000-69.000 16
Austria 27.000-54.000 27.000-65.000 31.000-65.000 34
Portogallo 21.000-43.000 21.000-43.000 21.000-43.000 38
Finlandia 30.000-39.000 32.000-42.000 33.000-45.000 20
Svezia 22.000-28.000 23.000-32.000 23.000-32.000  
Inghilterra-Galles 24.000-40.000 24.000-40.000 24.000-40.000 10
Scozia 28.000-37.000 28.000-37.000 28.000-37.000 6

Queste cifre davano in alcuni paesi nel 2010 le seguenti medie stipendiali (Fonte Eurydice 2010).

Nazione Primaria Secondaria inferiore Secondaria superiore
Lussemburgo 88.000 101.000 101.000
Austria   58.000 58.000
Inghilterra e Galles 35.000 38.000 38.000
Portogallo 30.000 32.000 32.000
Italia 27.000 29.000 30.000
Grecia 23.000 23.000 23.000

Il costo della vita

Su queste cifre andrebbe fatta la tara del differente costo della vita nei diversi paesi. Infatti normalmente per una comparazione esaustiva si usa una unità monetaria a parità di potere d’acquisto (ad esempio il cosiddetto dollaro pps). Tuttavia, pur considerando le differenze è certo che l’introduzione dell’euro ha portato ad un certo abbassamento delle differenze del potere d’acquisto. Dati attuali utilizzabili non ci sono ma è evidente che, per esempio, il fatto che la media degli stipendi portoghesi sia più alta di quelli italiani, ben sapendo che il costo della vita in Portogallo è più basso, rappresenta una stridente contraddizione, che conferma un dato presente da tempo come si può vedere da questa tabella di una decina di anni fa (Fonte Etuce-Csee), che mette in relazione stipendi degli insegnanti e PIL (base = 100).

Rapporto stipendio insegnanti/PIL (PIL=100)

Nazione Primaria Secondaria inferiore Secondaria superiore
Italia 108 119 123
Francia 126 146 206
Germania 165 183 200
Regno Unito 192 200 200
Spagna 199 199 257

Anche in questo caso in Spagna, dove i redditi sono più bassi che in Italia, un docente della secondaria accedeva a una quota di ricchezza nazionale doppia rispetto a quella di un italiano. Oggi, a crisi aperta, probabilmente non è più così, ma per anni lo è stato. Ed in ogni caso la relazione PIL- stipendi dei docenti spagnoli era abbastanza allineata a quella degli altri paesi, anche migliore, quella dei docenti italiani no.

Si può pensare che questi anni siano stati grami per tutti, ma le cose non stanno così: gli stipendi dei paesi dell’Est hanno avuto incrementi del 40 e 50% rispetto al costo della vita tra il 2000 e il 2010 ma, come si è già detto, quell’area geografica non fa testo. Tuttavia hanno avuto un incremento stipendiale medio del 50% anche gli insegnanti lussemburghesi; del 20% quelli irlandesi, spagnoli (primaria), ciprioti, maltesi e scozzesi; del 5% quelli tedeschi, finlandesi, svedesi e inglesi. Italiani, belgi, danesi, gli spagnoli della secondaria, gli olandesi, gli austriaci e i portoghesi sono rimasti allineati sulle loro posizioni, mentre sarebbero calati notevolmente i francesi (-20%) e, piove sempre sul bagnato, i greci (-40%).

Gli organici

L’altro elemento su cui si basano i supposti “privilegi” della scuola italiana sarebbero gli organici, in particolare se calcolati in base al rapporto alunni/docenti. Inutile dire che da noi vengono calcolati gli insegnanti di sostegno, mentre ci sono paesi (ad esempio la Germania o la Finlandia) in cui gli alunni disabili sono inseriti in scuole speciali. Inutile dire che da noi vengono calcolati gli insegnanti di religione mentre ci sono paesi in cui o non esiste la disciplina (ad esempio la Francia, tranne l’Alsazia) o questa è a carico delle comunità religiose. Inutile dire che spesso gli insegnanti delle attività pomeridiane non appartengono al corpo docente (come in Spagna ad esempio) oppure vi sono figure di assistenza al docente non considerati tali, come i 70.000 aiuto-educatori francesi o gli assistenti comunali che Blair ha messo in ogni classe della scuola primaria britannica.

Ma anche senza calcolare tutte queste unità, dopo anni di tagli, i nostri dati non sono più così diversi da quelli medi e comunque le differenze abissali si riducono solo ad alcuni sistemi:

Rapporto alunni/docenti (Fonte OCSE 2010)

Nazione Primaria Secondaria inferiore Secondaria superiore
Austria 12.2 9,3 10,1
Belgio 12,4 8,1 10,1
Danimarca   11,5  
Finlandia 14,0 9,8 17,1
Francia 18,7 15,0 9,7
Germania 16,7 14,9 13,2
Irlanda 15,9   14,4
ITALIA 11,3 11,9 12,1
Lussemburgo 10,1   9,1
Paesi Bassi 15,7   16,5
Spagna 13,2 10,1 9,6
Svezia 11,7 11,4 13,1
Regno Unito 19,8 17,1 15,3
MEDIA UE 14,3 11,7 12,5

Come si vede se si esclude la primaria, dove in Italia esistono, anche se  in forma sempre più stentata, moduli e tempi pieni, nella secondaria i numeri italiani sono ormai allineati a quelli della media UE e nel caso della scuola secondaria superiore addirittura superiori a quelli di Spagna e Francia.

La cosa è confermata anche nel numero di alunni per classe.

Alunni per classe (Fonte OCSE 2010)

Nazione Primaria Secondaria inferiore
Austria 18,4 21,9
Belgio 20,6  
Danimarca 19,9 19,3
Francia 22,6 24,3
Finlandia 19,4 20,2
Germania 21,5 24,7
Grecia 16,8 22,2
ITALIA 18,8 21,3
Lussemburgo 15,3 19,3
Paesi Bassi 22,4  
Portogallo 20,1 22,1
Spagna 19,9 23,7
Regno Unito 25,8 21,1
Media UE 20,0 21,9

Pur essendo uno dei paesi col numero di alunni per classe più basso nella secondaria siamo ormai vicini alla media UE e nella primaria ci siamo di molto avvicinati.

Certo quando si guarda alle medie cinesi con 37 alunni per classe in primaria e 54 nella secondaria, a quelle coreane che danno 27 alunni per classe in primaria e 34 nella secondaria e a quelle giapponesi con 27 e 32 alunni, la differenza si nota ancora. Ma è per forza lì che bisogna guardare?

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